Tipologie di Sake

Il Sake

Scritto da: Pietro Ghilardi

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Tempo di lettura 7 min

Pietro Ghilardi, CEO di Ghilardi Selezioni

Pietro Ghilardi

CEO di Ghilardi Selezioni, azienda che ha fondato nel 2011. La sua esperienza nel settore del vino inizia oltre vent'anni fa in California, per poi tornare in Italia nel ruolo di Wine Director al Ristorante 2 stelle Michelin Arcquade di Verona, lavorando al fianco dello chef Bruno Barbieri. Ha proseguito come Brand Manager in Cina di ASC Fine Wines, all'epoca il più importante distributore, sviluppando il segmento premium e luxury dell'azienda

In Breve

Il sake è una bevanda fermentata dal riso, più simile al vino che a un distillato. La produzione parte dalla sbramatura del chicco (si utilizza solo il cuore ricco di amidi), passa attraverso il koji (un fungo che converte gli amidi in zuccheri) e arriva alla fermentazione controllata dal Toji, il maestro birraio.
La classificazione si basa sul livello di sbramatura: Honjozo e Junmai (70%, corposi e ricchi di umami) sono perfetti con piatti saporiti; Ginjo e Daiginjo (60% o meno, eleganti e floreali) accompagnano preparazioni delicate. I Junmai non hanno alcol aggiunto, gli altri sì.
Servite i sake premium freschi (10-12°C) in calici da vino. Una volta aperti, conservateli in frigorifero e consumateli entro 20-30 giorni. A differenza del vino, il sake va bevuto fresco – non invecchia.
Il sake dialoga magnificamente con risotti, formaggi, carni bianche e crudi di pesce – ben oltre sushi e sashimi.

Introduzione

l sake è una bevanda alcolica giapponese ottenuta dalla fermentazione del riso. Contrariamente a quanto si possa pensare, il sake è più simile a un vino che a un distillato: come il vino, nasce dalla fermentazione e si esprime al meglio in abbinamento al cibo.

Quando abbiamo iniziato a distribuire Akashi-Tai nel 2012, eravamo tra i primi importatori di sake premium in Italia. All'epoca il sake era ancora poco conosciuto, associato quasi esclusivamente ai ristoranti giapponesi e bevuto perlopiù caldo. Oggi, dopo oltre dieci anni di lavoro, possiamo dire che il sake merita un posto di primo piano nella carta dei vini di ristoranti, wine bar ed enoteche.

Ho scoperto il sake quasi vent'anni fa, quando lavoravo in California. Mi colpì immediatamente la sua versatilità: un sake ben fatto dialoga con formaggi, carni bianche, risotti, verdure, praticamente con tutta la cucina che richiede eleganza e finezza.

Quando decidemmo di aggiungere il sake al nostro portfolio, la scelta cadde su Akashi-Tai per la qualità della produzione artigianale che la famiglia Yonezawa dal 1856 porta avanti ad Akashi, sulla costa della baia di Osaka. Qui il Toji (maestro “birraio”) Kimio Yonezawa e il suo team controllano ogni fase della produzione, dalla selezione del riso fino all'imbottigliamento.

Non cercavamo un sake qualsiasi: cercavamo espressione, pulizia, e quella capacità di accompagnare il cibo che contraddistingue i grandi vini. 

Come si Produce il Sake

La Selezione del Riso

La produzione del sake inizia con la scelta del riso, che rappresenta il cuore di questa bevanda. Il riso per il sake si distingue nettamente da quello da tavola: contiene meno lipidi e proteine, caratteristiche essenziali per una fermentazione pulita. In Giappone esistono oltre 80 varietà di riso dedicate alla produzione di sake.


La varietà più celebre e ricercata è lo Yamadanishiki, considerato il "re del riso da sake" per la sua capacità di esprimere eleganza e complessità. Altre varietà popolari includono il Gohyakumangoku, che dona freschezza e pulizia, e il Miyamanishiki, apprezzato per la sua versatilità.


Akashi-Tai utilizza principalmente Yamadanishiki proveniente dalla prefettura di Hyogo, rinomata in tutto il Giappone per la qualità del suo riso da sake.

Riso Yamadanishiki
Riso Yamadanishiki

La Sbramatura: Il Cuore del Chicco

Una volta raccolto, il chicco di riso viene sottoposto a un processo chiamato sbramatura (o polishing), che rimuove la parte esterna ricca di grassi e proteine. Per il sake si utilizza solo il cuore del chicco, concentrato di amidi puri.

Questo processo richiede giorni di lavoro paziente e ha un impatto diretto sulla qualità finale. Il livello di sbramatura si esprime in percentuale: ad esempio, una sbramatura al 60% significa che è stato rimosso il 40% del chicco originale, conservando solo la parte più nobile.

Il Koji: La Chiave della Fermentazione

l chicco sbramato necessita di un passaggio fondamentale prima della fermentazione. Gli amidi complessi del riso non possono essere fermentati direttamente dai lieviti: serve il koji.

Il koji si ottiene distribuendo su una porzione di riso delle spore di Koji-kin, un fungo (Aspergillus oryzae) che germinando rilascia enzimi capaci di convertire gli amidi in zuccheri fermentabili. Questa fase richiede esperienza e controllo meticoloso delle condizioni ambientali – temperatura, umidità, tempistiche devono essere perfette.

Il Koji, la chiave della fermentazione del Sake

La Fermentazione

questo punto il Toji (il maestro birraio) può procedere alla fermentazione, aggiungendo acqua, koji e riso precedentemente cotto al vapore. La fermentazione del sake è un processo complesso che può durare anche due settimane e richiede una profonda conoscenza delle dinamiche tra temperatura, koji e lieviti.

Successivamente il sake può essere filtrato, eventualmente diluito con acqua e pastorizzato per stabilizzarlo.

Classificazione del Sake

Il sake si classifica principalmente in base al livello di sbramatura del riso. Più il chicco viene levigato, più la categoria è pregiata. Ecco le principali classificazioni:

Honjozo

La sbramatura raggiunge almeno il 70% (quindi viene rimosso almeno il 30% del chicco). Un Honjozo è stabilizzato con l'aggiunta di una piccola quantità di alcol neutro. Questi sake esprimono corpo e carattere, con una presenza di umami che li rende eccellenti compagni per piatti saporiti.

Junmai

Come l'Honjozo, la sbramatura è almeno al 70%, ma junmai indica l'assenza di alcol aggiunto. Questi sake sono più strutturati e ricchi di umami. 

Ginjo

Qui inizia il territorio dei sake premium: la sbramatura raggiunge almeno il 60%. Il Ginjo può essere sia Junmai (senza alcol aggiunto) che non, e si caratterizza per profili aromatici delicati con note floreali e fruttate.

Al naso emergono aromi di glicine, gelsomino, melone bianco maturo e quella delicata fragranza di riso appena cotto che rende il Ginjo così riconoscibile.

Daiginjo

Il livello più alto e ricercato della classificazione. Il chicco viene sbramato almeno al 50%, ma alcuni produttori arrivano fino al 25% conservando solo una frazione minima del chicco originale. Come per il Ginjo, può essere Junmai o meno.

I Daiginjo sono eleganti, profumati, quasi eterei. Note di fiori bianchi, frutta tropicale, e una texture setosa che li rende perfetti con crudi di pesce, carpacci, o anche solo come aperitivo di alta classe.

Altre Tipologie di Sake

Oltre alla classificazione principale, esistono tipologie speciali che meritano attenzione:


Namazake: sake non pastorizzato, che mantiene freschezza vivace ma richiede conservazione accurata in frigorifero. Difficilmente reperibile all’infuori del Giappone


Genshu: sake non diluito prima dell'imbottigliamento, che conserva la gradazione alcolica naturale della fermentazione (solitamente 17-19% vol.). I Genshu sono più intensi, definiti, con una presenza in bocca che li rende ideali per piatti strutturati.


Nigorizake: sake filtrato solo parzialmente, che mantiene residui di riso in sospensione per un aspetto lattiginoso e un gusto più rustico e cremoso.


Koshu: sake invecchiato, che sviluppa complessità e note evolute nel tempo: ambra, frutta secca, spezie dolci.

Akashi-Tai


Scopri la gamma di Akashi-Tai di Ghilardi Selezioni, prodotta artigianalmente dal 1856 sulla costa della baia di Osaka.


Il Toji (maestro birraio) Kimio Yonezawa e il suo team controllano ogni fase della produzione, dal riso della prefettura di Hyogo – rinomata in tutto il Giappone per la qualità dei suoi sake – fino all'imbottigliamento.


Dai corposi Honjozo Tokubetsu ai delicati Ginjo, dalle versioni Genshu non diluite alle creazioni originali come lo Yuzushu e l' Umeshu, Akashi-Tai esprime artigianalità e territorio in ogni bottiglia.

Sake Akashi Tai

Come Servire e Conservare il Sake

Temperatura di Servizio

Sebbene sia possibile servire alcuni sake caldi, una pratica tradizionale per i meno pregiati, noi consigliamo vivamente di servire tutti i saké premium freschi, alla stessa temperatura di un vino bianco strutturato (10-12°C).


Utilizzate calici da vino piuttosto che le tradizionali ciotoline: permettono di apprezzare meglio i profumi e l'evoluzione aromatica. Nella nostra esperienza con ristoranti e wine bar, vedere il sake servito in calici appropriati cambia completamente la percezione del cliente.

Conservazione

Una volta aperta, la bottiglia va conservata in frigorifero e consumata entro 20-30 giorni per evitare ossidazione. I sake Honjozo e Junmai, più strutturati, resistono meglio rispetto ai delicati Daiginjo.


A differenza dei grandi vini, i sake non migliorano con l'invecchiamento. Più sono freschi e meglio esprimono le loro caratteristiche. L'unica eccezione sono i koshu, invecchiati appositamente per sviluppare complessità ma quest’ultimi hanno profili aromatici e gustativi completamente diversi (pensate alla stessa differenza che può esserci fra un Vino Bianco e uno Sherry Oloroso)

Abbinamenti Cibo e Sake

Qui sta la grande rivelazione che abbiamo fatto in questi anni di lavoro con il sake: la sua versatilità con la cucina italiana è sorprendente.

Honjozo e Junmai funzionano magnificamente con:

  • Risotti cremosi (funghi, zucca, Parmigiano)
  • Formaggi a pasta molle e media stagionatura
  • Tempura di verdure e fritture delicate
  • Carni bianche in preparazioni delicate

Ginjo e Daiginjo dialogano elegantemente con:

  • Crudi di pesce e carpacci
  • Insalate di mare
  • Verdure crude o scottate
  • Formaggi freschi di capra
  • Dessert delicati a base di frutta

La componente umami del sake e la sua texture setosa creano armonie inaspettate. 

Domande Frequenti

Il sake è un distillato?

No, il sake è una bevanda fermentata come il vino. Non c'è distillazione nel processo produttivo, solo fermentazione del riso.

Qual è la differenza tra sake e vino?

Entrambi nascono dalla fermentazione, ma il sake parte dal riso e richiede l'intervento del koji per convertire gli amidi in zuccheri fermentabili. Il vino parte dall'uva che contiene già zuccheri.

Come si conserva il sake dopo l'apertura?

In frigorifero, ben chiuso, per 20-30 giorni massimo. I sake più strutturati (Honjozo, Junmai) resistono meglio dei Daiginjo.

A che temperatura va servito il sake?

I sake premium vanno serviti freschi come un vino bianco: 10-12°C. Utilizzate calici da vino per apprezzarne gli aromi.

Il Sake migliora invecchiando?

A differenza del vino, il sake va consumato fresco. Non migliora con l'invecchiamento, salvo rare eccezioni (koshu) prodotte appositamente per essere invecchiate.

Con quali piatti italiani si abbina il sake?

Risotti, formaggi freschi e semi-stagionati, carni bianche, pesce crudo, tempura di verdure, preparazioni delicate. La versatilità del sake sorprende.